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PURIFICARE SE STESSI E LA PROPRIA CASA

Tutto in questo universo vibra ad una certa frequenza, proprio tutto. Ogni pensiero, ogni granello di polvere, ogni capo di abbigliamento, ogni più piccolo batterio e ogni elemento nel vostro spazio ha una vibrazione che emette una frequenza.

Ogni oggetto ha un’energia così come ogni pensiero, forma pensiero, od ogni parola pronunciata. Questo può comportare la raccolta di molta energia, soprattutto quando ci si trova in uno spazio con molte persone o cose.

Appare naturale quindi, che l’energia possa accumularsi nel tempo in uno spazio e creare una certa “sensazione” nell’aria. Abbiamo tutti sentito la netta differenza tra fare una passeggiata attraverso un luogo dove l’aria è molto pulita e pura, rispetto a fare una passeggiata attraverso un centro commerciale dove c’è molta confusione ed energia stagnante.

La maggior parte di noi ha molta energia accumulata nelle case e nei corpi, e siamo così abituati a questa energia, di cui nemmeno ci accorgiamo, fino a quando essa scompare. Tutto ciò è amplificato se il vostro spazio inoltre è stipato e disorganizzato, come se l’energia proveniente da tutte le cose nel vostro spazio, e tutto il disordine, si aggiungesse all’accumulazione di energia. Infatti quando poi si mette ordine in un luogo, generalmente ci si sente meglio e questo perché abbiamo smosso ed eliminato l’energia stagnante.

Alla pulizia "materiale" degli ambienti, si dovrebbe abbinare, anche la “pulizia energetica”.

Noi operatori Reikisti, "puliamo" l'ambiente che ci circonda rendendo positivo il quotidiano. Come? Iniziando dalla situazione mentale. Utilizzando definizioni, attraverso i pensieri e le parole positive, trasformando le nostre energie e le nostre forme pensiero. Possiamo anche operare con pratiche materiali, come ad esempio facendo una doccia od un bagno, consapevoli delle potenzialità energetiche ed i benefici che l'acqua apporta. Gli indumenti indossati, assorbono le energie e le forme pensiero (nostre e quelle degli ambienti in cui siamo stati), essendo sempre a stretto contatto con noi. Dobbiamo sempre tenerli in considerazione sotto l'aspetto energetico. Per cui laviamoli, anche se li abbiamo tenuti addosso solo poche ore, se durante la giornata, siamo stati a contatto con situazioni di forte stress o negatività a livello energetico ed emotivo. Indossiamone di puliti, possibilmete trattati precedentemente con la tecnica del rei-ki.

Possiamo anche alzare il nostro livello energetico utilizzando la musica, avendo però cura di scegliere con consapevolezza rei-ki, quali suoni (o per meglio dire vibrazioni), lasciare che pervadano la nostra casa.

L'ambiente in cui viviamo, ne trarrà giovamento in base all'operato di chi lo vive, attraverso le emanazioni verso l'esterno delle proprie auree, con pensieri e comportamenti della filosofia reikista. 

Non si è operatori rei-ki solo quando s'impongono le mani, ma lo si è in ogni istante, restando connessi con noi stessi.

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Il REIKI E LE PIANTE

Durante le nostre uscite energetiche, i Masters ci invitano sempre a cercare di percepire le differenti energie presenti nell'ambiente circostante. Chi di noi ha potuto partecipare almeno una volta, avrà notato che ci si sofferma spesso, in ascolto, vicino agli alberi, agli arbusti, all'erba, ecc... In realtà l'invito a percepire le energie, viene sempre esteso anche al mondo "inanimato", come ad esempio le pietre, l'acqua, la terra ed agli artefatti umani quali panchine, pali metallici, asfalto, ecc... Chi piú, chi meno, quasi tutti i partecipanti riescono a percepire le differenti energie del soggetto su cui ci si sofferma in ascolto. Raro peró che l'operatore tenda a scegliere di scambiare ReKi con un masso. Meno raro è invece notare, che molti tendono a percepire maggiormente l'energia delle piante, preferendo quindi uno scambio ReiKi con esse, arrivando addirittura a sentire emozioni di gioia, serenità, accoglienza o repulsione e sofferenza, durante lo scambio.

Il mondo vegetale è una forma di vita decisamente lontana da quella animale (ed umana). Le piante non si muovono, non parlano, non hanno un centro neuronale complesso dedito alla creazione di pensieri e ricordi (cervello), non si nutrono, non sentono dolore.

Il mondo vegetale però, è pur sempre formato da esseri viventi complessi, ben piú di un batterio (che fa parte del regno animale come noi) e sopratutto non sono inanimati come un sasso. Ecco spiegata forse, la nostra naturale propensione allo scambio reiki con gli alberi (organismo piú complesso nel mondo vegetale), piuttosto che con la inanimata pietra. So di aver detto una inesattezza, ma il mondo minerale, mi piacerebbe analizzarlo in una prossima occasione. Oggi vorrei invece concentrare il discorso sul regno vegetale ed in particolare sugli alberi. Chi mi conosce, sa che derivo da molti anni di lavoro con le piante e che, in particolare gli alberi, sono stati per anni oggetto dei miei studi. Difatti poco fa, ho scritto una serie di inesattezze su di essi, tipiche dei vecchi luoghi comuni, radicati dalla vecchia coscienza. Un albero si muove (anche se con una lentezza a noi impercettibile). Difatti ruota i suoi rami e le sue foglie per seguire la luce solare. Ma si muove anche torcendosi, inclinandosi, curvandosi, per evitare un ostacolo o spostarsi da una fonte per lui dannosa. Gli alberi parlano tra loro, ma con la lingua degli alberi molto diversa da quella animale. Comunicano attraverso le radici sotterranee che sono intrecciate fittamente con quelle degli alberi vicino, emettendo deboli impulsi elettrici. Con essi,  si ipotizza che comunicano la loro "crisi energetica, chiedendo aiuto e sostegno ai vicini che prontamente cedono parte della loro per aiutare l'albero bisognoso. Ma esiste anche un'altra forma di comunicazione che è di tipo chimico, attraverso l'emissione nell'ambiente (tramite le foglie) di alcune sostanze dette terpeni. I terpeni, non hanno solo lo scopo di comunicare messaggi alle piante vicine, ma anche quello di interagire con le varie forme di vita con cui entrano in relazione. Questi messaggi chimici, vengono percepiti dal nostro sistema immunitario, entrando in relazione con esso,  riequilibrandolo (spesso in città sovraccaricato o al contrario sottosviluppato) e quindi rafforzandolo.

Con la loro testa (le radici) saldamente piantate nella madre terra, gli alberi possono trasmettere energia proveniente dalla terra e riequilibrare e pulire i nostri canali energetici. Ecco la pratica ormai di moda di abbracciare gli alberi. Già, le mode!!! Fa tanto hippie new age, raccontare in giro quanto amiamo gli alberi tanto che noi li abbracciamo. Ma nel profondo poi è davvero così o da essi noi vogliamo (come molti) solo prendere qualcosa (energia, cura, ecc)? Dobbiamo sempre tenere in mente l'intenzionalità delle nostre azioni. Prima di avvicinarci ad un albero o scambiare Reiki con lui, i Masters ci insegnano che dobbiamo "chiedere il permesso". Questo non significa dire mentalmente la parolina 

" permesso ". Un albero è molto sensibile e sa "leggere" nel profondo delle nostre Aure e nelle nostre piú profonde intenzioni. Dovremo quindi avvicinarci con la vera intenzione di avere un scambio Reiki alla pari, pronti ad accettare anche un rifiuto da parte dell'albero (cioè una sensazione di repulsione). Dovremo avvicinarci con profondo rispetto verso questi esseri superori, che donano senza chiedere nulla in cambio. Donano energia (e vita) a tutti, compresi quegli esseri animali anomali, che gli tagliano, bruciano, deturpano, sfruttano senza nemmeno chiedere scusa od il "permesso".

Grazie Reiki

L'OPINIONE PUBBLICA
Cari soci, oggi riprendiamo l'argomento relativo alla parola, analizzandolo dal punto di vista di uno dei piú grandi filosofi dell'antica Grecia: Platone. 

Un discorso molto calzante, in questo contesto storico del covid.

L'opinione pubblica

Per platone, il "discorso" è qualcosa di più delle semplici parole, affonda le sue radici nell'anima, che è quanto di più vero c'é nell'uomo, ovvero, la verità é un caratteristica imprescindibile della parola ed il linguaggio é specchio dell'anima. Spesso, molti mali derivano dal fatto, che a governare le decisioni umane, siano le opinioni, le passioni e gli interessi personali; non la ragione. Le persone si preoccupano del proprio bene, senza comprendere cosa significhi questa parola ed ognuno ha la sua opinione su cosa sia giusto o ingiusto. In questa confusione, in questa incapacità di discernere tra le opinioni personali (soggettive e mutevoli) e la verità, si ritrova la causa dei mali dell'uomo. Finché esso, non passerà dall'opinione alla sapienza, mediante la conoscenza dell'anina, il discorso non sarà altro che una mera gestione degli interessi personali contraddittori, fino a degenerare nella violenza (non solo quella fisica). Cito pari, pari, dall'opera "Pitagora":

Io credo che sia piú o meno così: nessun saggio ritiene che qualcuno sbagli di sua spontanea volontà e che volentieri compia azioni cattive e malvagie, ma sa bene che tutti quelli che agiscono in modo vergognoso lo fanno involontariamente....

Nel ragionare su come dovremmo comportarci e come invece ci comportiamo, comprendiamo anche la necessità di controllare i nostri istinti e migliorare la nostra conoscenza. Significa imparare un atteggiamento di autocritica, prezioso perchè conduce ad un punto di rottura e quindi di rinnovamento, di "rinascita", acquisendo una nuova visione del mondo. Attraverso il dialogo (con noi stessi), interrogandoci continuamente, possiamo portare alla luce dalle profondità dell'anima, la capacità di superare le nostre contraddizioni interiori. Fino ad arrivare al pensiero socratico "so di non sapere", che denota una grande umiltà. Solo chi umilmente riconosce la sua ignoranza può avanzare nella saggezza e nella consapevolezza, perchè é in grado di modificare le proprie convinzioni e rimettersi ogni volta in cammino. So di non sapere, permette di distinguere tra conoscenza autentica ed opinione dominante.

Buona introspezione

MEDITARE QUI ED ORA

Cari soci, oggi vorrei trattare con voi, un approfondimento della tecnica meditativa, dal momento che è spesso consigliata da associare al Rei-ki. Molti però, credono erroneamente che la meditazione sia assenza di pensieri (cosa tra l'altro molto difficile da applicare per l'uomo medio occidentale). La meditazione invece è pensiero, ma potremo definirlo "pensiero su tre livelli" di coscienza o consapevolezza. Questi sono: concentrazione, meditazione e contemplazione. Vado a spiegarli con un esempio.

Poniamo di trovarci in una galleria d'arte, davanti ad un quadro bellissimo (personalmente amo il bacio di klimt). Possiamo soffermarci ad osservare i colori della pittura, lo splendido giallo/oro del vestito, gli sgargianti colori pastello dei fiori, ecc... Se davvero tutto ciò ci piacesse molto, probabilmente non divagheremo con lo sguardo ad osservare la cornice del quadro oppure il colore del muro sul quale questo è appeso o le persone intorno a noi. Resteremo concentrati solo sul dipinto.

Questo è il primo livello di consapevolezza detto CONCENTRAZIONE; cioè applicazione dell'attenzione mentale, a una cosa o idea particolare, senza divagare allontanandosi da essa. Questo non divagare, costituisce ciò che noi chiamiamo "controllo".

Ora, riprendendo il nostro esempio, siamo ancora davanti al dipinto, ma la concentrazione, dopo un po', ci porterà a coglierene i particolari. Concentriamo ad esempio, la nostra attenzione sul particolare del fiore verde (quello piú in basso, sui capelli della donna). Osserviamone ogni dettaglio. Facciamo uno zoom dell'immagine, avviciniamoci, allontaniamoci, cogliamo i contorni. Il verde è tutto uniforme oppure cogliete delle sfumature? Se si, quante e di che tipo? Perdetevi in ogni dettaglio che l'occhio può cogliere. Una volta stabilito che non ne trovate piú, addentratevi anche nei dettagli emotivi, che spontaneamente, lentamente, verranno a voi. Questo è MEDITAZIONE. Nella meditazione c'è un gioco di pensiero sul soggetto. Mentre ciò accade, la concentrazione è ancora in atto, ma il gioco di pensiero procede con riferimento all'oggetto di attenzione, senza spostarsi su altre cose. Di solito quando osserviamo le cose, ci contentiamo di notare poche caratteristiche di rilievo. Nella meditazione invece ci dovrebbe essere pensiero assoluto.

Il secondo stadio sfocia poi in maniera spontanea nella CONTEMPLAZIONE. Tra le caratteristiche principali di questo stato c'é l'estasi o rapimento, in cui uno dimentica se stesso, è sottratto a se stesso, e tuttavia intensamente conscio. In essa, la consapevolezza ha raggiunto il grado più alto. Saremo ancora davanti al nostro quadro, ma lo vedremo nell'interezza della sua opera. Senza fare piú distinzioni tra le forme, senza perderci nei dettagli (pur bellissimi) che lo compongono. Saremo dentro al quadro, saremo parte del quadro, saremo totalmente, con ogni nostra cellula in armonia e sintonia col quadro (e forse col tutto).

Non è uno stato emotivo, ma un'operazione di vedere e sapere, in cui non c'è nulla di parziale e nulla che la memoria o il passato aggiunga al quadro per dar risalto all' esperienza presente.

Come si evince da questo esempio, si può meditare in ogni momento della giornata ed in ogni situazione, su qualsiasi soggetto. Di solito il soggetto IO è il meno facile sul quale meditare, perchè non ama farsi vedere così approfonditamente e senza le maschere che lo celano e quindi proverà a disturbare la vostra meditazione con ogni mezzo. Brutto affare! Rimanete fiduciosi, anche l'IO piú ostinato alla lunga mollerà la presa.

La meditazione è anche (e sopratutto) un ottimo esercizio per il vivere "quì ed ora" che molti sottovalutano, ma che è invece l'unico tempo davvero esistente e quindi importante.

Buona energia a tutti.